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108 - Inferno a Robber City - ottobre 1969 - Gian Luigi Bonelli,Erio Nicolò/Giovanni Ticci






Ho già sottolineato precedentemente come in molti fumetti mostra
re un corpo integralmente nudo venga considerato più disdicevole di mostrarne uno straziato con le viscere sparse sul pavimento, e ho anche messo in evidenza come certi tabù sul sesso siano divenuti regole di uno stile grafico che si è imposto anche in fumetti dichiaratamente erotici, come quelli degli anni ’70. Adesso è giunto il momento di mettere ulteriori puntini sulle “i” e svelare le differenze sostanziali che intercorrono tra il modo di rappresentare il corpo maschile e quello di rappresentare il corpo femminile. Laddove nei fumetti di tutte le nazi
onalità corpi esplosivi di donne giunoniche e prosperose fanno bella mostra di sé e ammiccano sensuali, senza lasciare spazio all’immaginazione, i corpi maschili risultano essere vittime di censure e compromessi artistici. Spesso i personaggi maschili vengono rappresentati buffi e impacciati, così da risultare simpatici e rassicuranti, o duri e possenti, per far si che il lettore maschio si identifichi con essi; in entrambi i casi ciò che viene negato a queste figure è l’aspetto erotico o sensuale, come se questo aspetto dovesse essere esclusivamente una prerogativa femminile. Anche quando viene fasciato
in tute aderenti, che ne sottolineano la muscolatura scultorea, il corpo maschile viene raff
igurato come strumento di forza e belligeranza, e soprattutto in questo caso non è raro vedere come le curve femminili vengano accentuate, mentre “certe zone” dell’anatomia maschile vengono appiattite o celate da ombre. Quindi mi è venuta l’idea di creare una serie di post nei quali mettere in evidenza quei casi in cui il corpo maschile viene rappresentato con maggiore libertà.

Dylan Dog - 9 -"Alfa e Omega" del Giugno 1987- di Tiziano Sclavi e Corrado Roi


La Spada di Cristallo (L'Epee de Crystal) - del giugno/luglio 1994 - di Goupil e Crisse



Un volto delineato su pagine vuote
ricordo di un treno già passato
in lontananza sparisce una figura
luminosa ma ormai spenta
come il sole si nasconde furbo dietro le curve
e il soffio di un vento caldo
porta leggero il ricordo sbiadito di un morbido bacio
ma questa notte mi libero
un anonimo abbraccio diventa una presa mortale
tocca e sposta il mio baricentro
affamato d’amore mi sento vuoto
sogno ingranaggi arrugginiti che ruggiscono
urlano stridono scintillano
mille piccole lingue di fuoco
che piangono da quando i miei giorni evitano ogni ostacolo.
Prendete un videogame, un fumetto horror e Buffy l'ammazza vampiri; metteteli in un calderone con della celluloide e otterrete Bloody Mallory, un' avvincente action-movie. Il film parte dalla prima notte di nozze della giovane e innocente Mallory ( Olivia Bonamy ), la quale, scoperto che suo marito altri non è che un demone che vuole sacrificarla, lo uccide per sopravvivere, non prima, però, che questi riesca a maledirla
. L'esperienza la segna profondamente, spingendola a divenire un' agguerrita ed implacabile cacciatrice di demoni. Ritroviamo Mallory a capo di un commando anti-demone, affiancata da Vena Cava, una drag queen esperta di esplosivi , e dalla piccola Talking Tina, dotata di facoltà telecinetiche e telepatiche. La loro missione è liberare il Papa, rapito dalle
squadre del Maligno. L'esordiente regista Julien Magnat, ci conduce, attraverso uno stuolo di personaggi grotteschi, in una grottesca storia tinta di splatter, di umorismo e con una forte e ironica critica anticlericale; il tutto accompagnato dalla splendida colonna sonora di Kenji Kawai ( Ghost in the Shell, The Ring ). Non un capolavoro, ma la pellicola si difende bene, rivelando intelligenza e spirito. 
Trailer 1
Da alcuni schizzi realizzati un pomeriggio per ingannare il tempo, anni or sono nacque un’idea senza nessuna pretesa. I personaggi che vennero fuori da quegli schizzi risultarono buffi e bamboleggianti, simili a quelli delle favole per bambini. Le situazioni che li vedevano coinvolti invece erano decisamente erotiche. Mi piacque il risultato complessivo: un disegno semplice e infantile, che parlava di erotismo in maniera gioiosa. Così pensai di realizzare un fumetto con quei personaggi e di proporlo ad una rivista di fumetti, che stava per debuttare proprio nella mia città. Ma la prima storia de Il Pennello Fatato, a causa del suo contenuto erotico, venne considerata non adeguata al primo numero del nascente magazine di fumetti panormita...
Poi non fu adeguata neanche per il secondo numero e, in seguito, neanche per il terzo. Non sarebbe stata considerata adeguata neanche per il quarto numero, se ci fosse stato: dopo i primi tre numeri la rivista chiuse i battenti. Così la mia storia rima
se chiusa in un cassetto per un po' di tempo. Realizzai due nuove avventure brevi e le proposi ad una fanzine di fumetti; ma anche stavolta Il Pennello Fatato venne cestinato, con la spiegazione che le tavole erano realizzate con una pessima tecnica e presentavano mancanza di armonia nell'impaginazione delle vignette. Il Pennello fatato tornò nuovamente nel mitico cassetto, in compagnia di altre varie storie che , negli anni, ho proposto e che sono state rifiutate. Adesso gli darò spazio su questo blog e forse qualcuno, oltre me e i miei amici più stretti, potrà leggerlo e spero apprezzarlo.
L'essere entrato a far parte della comunità di Yaoi Gallery mi dà l'opportunità di avere un continuo e fruttuoso confronto con vari disegnatori di/da tutto il mondo, una rinnovata ispirazione creativa e un immediato riscontro dell'impatto dei miei lavori con il pubblico. Il sito è monotematico, cioè ospita illustrazioni che raffigurino i temi dello Yaoi; dalle nostre parti diremmo a tematica gay, anche se lo yaoi ha delle sfumature che lo rendono più complesso e specifico (per chi volesse saperne di più vada qui).
Questa iniziativa mi ha permesso di dare vita ad un nuovo flusso creativo, che comprende non solo la creazione di nuove immagini, ma anche la riesumazione di vecchie. Queste ultime a volte le ho rimaneggiate, per potermi nuovamente identificare e riconoscere in esse. In questo modo ho impedito che tali creazioni restassero ancorate al periodo in cui le ho concepite.
Ho pensato di aggiungere nel blog l'etichetta Yaoi Gallery, dove ospitare il processo lavorativo che porta all'immagine finale, presentata nella mia galleria personale su Yaoi Gallery.
