domenica 5 agosto 2012
Lasifer
sabato 12 dicembre 2009
Gengoroh Tagame

Gengoroh Tagame sbarca in Italia con il volume Racconti estremi edito dalla Black Velvet. Il volume raccoglie otto racconti, nei quali si spinge al limite l'immaginario erotico. Chi conosce già l'arte di Tagame nota l'attenta selezione fatta per le storie che devono presentarlo al pubblico italiano. L'estremismo erotico presentato nelle pagine del volume della Black Velvet è soltanto un accenno contenuto rispetto a quello tipico della produzione di Tagame, che spesso giunge a livelli insopportabili ed estremamente
splatter (come rivela lo stesso Tagame nell'intervista che conclude il volume). In queste otto storie ho apprezzato molto i disegni che rispecchiano un concetto di bellezza e virilità quasi del tutto scomparso in occidente, barba, peli, età matura, il tutto raffigurato da una linea pulita che risalta ogni piccolo particolare.
Va anche sottolineata l'importanza della trama (termine che farà storcere il naso a qualcuno, ma di brevi racconti erotici stiamo parlando, mica di À la recherche du temps perdu), che non si può banalizzare a un pretesto narrativo per introdurre la scena di sesso, perché qui è un elemento importante che accresce la dimensione erotica del racconto, delineando personaggi e situazioni e creando avventure credibili (a parte qualche eccezione volutamente fantastica). La scelta delle storie riesce a rendere vario il mondo di Tagame (cosa che ad una visione più completa delle sue opere risulta difficile): alcune situazioni sono ironiche, anche sentimentali e dalle atmosfere solari (mi riferisco ai racconti Masochista, Gastrite da stress nervoso, Chigo e Confessione), mentre altre, cupe, violente e crudeli, sono più vicine alle tematiche predominanti nell'immaginario erotico dell'autore giapponese. Coraggiosa e apprezzabile l’idea della Black Velvet di pubblicare un artista amante dell’eccesso che merita di essere maggiormente conosciuto soprattutto presso il pubblico italiano ancora non abbastanza aperto alle mille sfaccettature della cultura orientale.






Gengoroh TagameBlack Velvet
venerdì 28 dicembre 2007
Ragazzo di Campagna

al personaggio di Pietro, ingenuo, intraprendente, ufficialmente timido, ma ufficiosamente disinvolto. Un personaggio caratterialmente definito da simpatici contrasti che lo rendono unico e divertente, capace di apparire imbarazzato di fronte ad ogni situazione, ma alla fine deciso nell'affrontarle tutte, dalle più semplici alle più stravaganti. Le avventure di Pietro, anche quelle più erotiche e maliziose, vengono rappresentate con estrema naturalezza e semplicità, smorzando nella goliardia anche
dark room,
glory hole, bordi di piscine e simili; la terza è quella che vede i protagonisti (ovvero i già citati “megafusti”) di storie gay calati in una realtà irreale dove tutti “casualmente” sono gay. "Ragazzo di Campagna" insomma parla delle avventure erotiche di un meraviglioso ragazzo che ha ancora tutto da scoprire. Molte delle tavole in bianco e nero della prima versione le ho riutilizzate per creare delle versioni nuove a colori, due delle quali le ho già postate sul mio profilo di Yaoi Gallery.

venerdì 27 luglio 2007
Il Pennello Fatato. Storia di un fumetto nel cassetto
Da alcuni schizzi realizzati un pomeriggio per ingannare il tempo, anni or sono nacque un’idea senza nessuna pretesa. I personaggi che vennero fuori da quegli schizzi risultarono buffi e bamboleggianti, simili a quelli delle favole per bambini. Le situazioni che li vedevano coinvolti invece erano decisamente erotiche. Mi piacque il risultato complessivo: un disegno semplice e infantile, che parlava di erotismo in maniera gioiosa. Così pensai di realizzare un fumetto con quei personaggi e di proporlo ad una rivista di fumetti, che stava per debuttare proprio nella mia città. Ma la prima storia de Il Pennello Fatato, a causa del suo contenuto erotico, venne considerata non adeguata al primo numero del nascente magazine di fumetti panormita...
Poi non fu adeguata neanche per il secondo numero e, in seguito, neanche per il terzo. Non sarebbe stata considerata adeguata neanche per il quarto numero, se ci fosse stato: dopo i primi tre numeri la rivista chiuse i battenti. Così la mia storia rima
se chiusa in un cassetto per un po' di tempo. Realizzai due nuove avventure brevi e le proposi ad una fanzine di fumetti; ma anche stavolta Il Pennello Fatato venne cestinato, con la spiegazione che le tavole erano realizzate con una pessima tecnica e presentavano mancanza di armonia nell'impaginazione delle vignette. Il Pennello fatato tornò nuovamente nel mitico cassetto, in compagnia di altre varie storie che , negli anni, ho proposto e che sono state rifiutate. Adesso gli darò spazio su questo blog e forse qualcuno, oltre me e i miei amici più stretti, potrà leggerlo e spero apprezzarlo.
giovedì 7 giugno 2007
Il fumetto sexy italiano
Il fumetto sexy italiano ha avuto il suo periodo d'oro negli anni settanta e ottanta.
La sua evoluzione è stata rapida, da fumetto "con le donnine nude" e scene di sesso con ombre adeguate a sostituire le classiche foglie di fico, alla rappresentazione esplicita senza nessuna forma di censura. O meglio, quasi senza nessuna forma di censura; anche se più che di censura si tratta di una scelta di forma. Il Comics Code, creato in America nel 1954, proibiva qualsiasi riferimento al sesso e alla nudità, così i personaggi maschili che sfoggiavano un torace nudo ( impensabile un seno nudo femminile ) venivano privati dei capezzoli, evidentemente considerati pruriginosamente osceni dai censori. Bizzarro è vedere come questo modo di rappresentare il torace maschile, adottato anche in Italia, sopravviva poi anche nel fumetto sexy. Laddove i capezzoli fanno bella mostra di se sugli abbond
anti seni femminili, il tabù dei genitali è crollato e anche il corpo maschile viene disegnato nella sua interezza, persiste l'assenza dei capezzoli sul torace dei soggetti maschili.
Molti sono i titoli che appartengono al fumetto sexy: testate che presentano generi ben precisi o dedicate ad un personaggio, e su queste ebbero i natali molti autori italiani. Un genere che ha raccontato una parte di storia del fumetto, anche se snobbato per ovvie ragioni: la raffigurazione del sesso. L'editore di punta di questo genere era
. Le storie che venivano raccontate presentavano spunti interessanti e spesso erano ispirate a fatti di cronaca o di costume del periodo, a volte ben raccontate, altre volte con dialoghi volutamente involgariti. Non si parla di capolavori, ma considerarli roba di serie Z soltanto perchè presentano scene di sesso senza veli mi pare ingiusto, considerato che ci sono molti fumetti di pessima qualità che vengono considerati di livello superiore, solo perchè si attengono alle regole della censura e del trend del momento.
Considerata la mia avversione a questo genere di censura bacchettona, mi riprometto di tornare a parlare in seguito di questo genere di fumetti, analizzandoli nello specifico.









